.Canicula, Venezia

Canicula

06.05–22.11.2026

Complesso dell’Ospedaletto, Venezia

a cura di Alessandro Rabottini e Leonardo Bigazzi

 

Una mostra ideata e prodotta da Fondazione In Between Art Film con opere di Lawrence Abu Hamdan, Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, Roman Khimei e Yarema Malashchuk, Janis Rafa, P. Staff, Wang Tuo, Yuyan Wang, Maya Watanabe.

 

Canicula è l’ultimo capitolo di una serie di mostre iniziata nel 2022: «Trilogia delle incertezze», composta da Penumbra (2022) e Nebula (2024). La riflessione si muove fra diverse metafore atmosferiche che condizionano la vista, nella fattispecie quando viene messa alla prova. In ordine cronologico, le tre esposizioni, manifestano posture estreme di visione, partendo dalla semioscurità, passando per il disorientamento provocato dalla nebbia e concludendo con l’eccesso di luce e calore. Nel corso del triennio di Biennale Arte a cui sono state affiancate queste mostre sono stati coinvolti 29 artisti internazionali con 24 opere video.

Il termine canicula rinvia a delle specifiche condizioni, si riferisce ai giorni più caldi dell’estate, così anche nell’esposizione alcune sale sono particolarmente calde e la luce declinata verso l’accecamento è un punto di attenzione centrale. Questi due elementi fisici hanno un diretto effetto nel corpo e si relazionano all’iperproduzione della nostra contemporaneità, ai sistemi di potere, di controllo e di produzione della memoria.

Le 8 video installazioni site-specific sono state commissionate a 10 artisti internazionali e lo stretto legame con gli ambienti del Complesso dell’Ospedaletto che le ospitano non escludono le implicazioni di quello che era un luogo di cura, tanto nella realizzazione delle opere quanto nell’allestimento degli spazi curato da Ippolito Pestellini Laparelli e il suo studio multidisciplinare 2050+. Ogni opera esplora e propone da un diverso punto di vista le molteplici declinazioni dei sovraccarichi e collassi del presente. Le angolazioni di indagine e la varietà di formati, che comprende film in pellicola e video digitali, contribuiscono a focalizzare l’attenzione verso gli effetti e le reazioni individuali e collettive delle critiche condizioni del presente.

Tra le installazioni presentate, un lungo piano sequenza rievoca lo sfruttamento dei corpi all’interno di un impianto per la refrigerazione della carne, montaggi di filmati trovati online si affacciano all’attuale saturazione visiva, omaggi al pre-cinema e materiali d’archivio esplorano la storica correlazione tra visione e potere, affiancandosi alla memoria che appare nell’istante prima della morte, un’opera video ad altro contrasto luminoso indaga ciò che resta nell’occhio dello sguardo attivo del pubblico.

Lo spettro di immaginari creati da Canicula si staglia nella percezione di una visione indirizzata verso una estrema luminosità e un elevato calore, che insieme dispiegano una complessa relazione triangolare tra l’opera, il pubblico e il contesto locale, ambientale e cronologico da cui viene generato.

Alice Scarpa