.Intervista a Matteo Cibic

Intervista al designer che ha trovato in Vicenza il suo ‘centro creativo’

Di Simone Pavan

Giovane, poliedrico, iperattivo, ricercatore e come diceva Steve Jobs, folle. Un designer di “nuova generazione” proiettato al futuro. Matteo Cibic nasce a Parma, cresce tra Treviso e Venezia, studia arte e segue la sua formazione a Canterbury e poi al Politecnico di Milano, ma si dichiara orgogliosamente vicentino.

Ha all’attivo svariate collaborazioni internazionali e i suoi lavori sono esposti in musei e gallerie di tutto il mondo – dal Centre Pompidou di Parigi alla Biennale di Venezia, dallo Shanghai Museum of Glass al Mudac di Losanna. Nipote di Aldo Cibic, uno dei fondatori di Memphis, il gruppo che negli ultimi decenni ha trasformato il design mondiale.

Disegna e crea oggetti di ogni genere che spesso hanno una funzione diversa da quella rappresentata. Ama lavorare con gli artigiani, con i quali da vita ai suoi progetti e nelle sue creazioni traspare quella leggerezza tipica di chi è cosciente che non bisogna mai prendersi troppo sul serio.

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Matteo, perché Vicenza?

L’ho vissuta molto in precedenza e da due anni ho deciso che è la mia città. Ci abito con la mia famiglia e ci sto bene perché trovo che il vero lusso sia uscire di casa alla mattina e andare in ufficio in bicicletta senza vedere macchine. Vicenza è bella e importante architettonicamente, è una città che concede tranquillità ma anche molte opportunità. Inoltre è nella rete dell’alta velocità, cosa che per me è fondamentale. Spostarsi velocemente oggi è importante e poter andare, ad esempio, nel centro di Milano in un’ora e quaranta senza ingorghi stradali, è impagabile. Viaggio spesso nel mondo e ho visto che nelle metropoli anche le persone con grandi possibilità economiche sono intrappolati in una complessa e lenta mobilità. Potrà sembrare paradossale ma da questo punto di vista Vicenza è una città migliore.

Quindi il tuo centro creativo è qui a Vicenza?

Certo che sì. In provincia e in generale nel Veneto ho trovato molte aziende e molti artigiani eccellenti con cui collaboro per realizzare i miei progetti. Ho iniziato con la ceramica perché ha costi ridotti sia per le lavorazioni che per gli stampi, ma poi ho lavorato molto con materiali come il vetro e il legno, per passare poi anche ai metalli. Mi piace lavorare con gli artigiani nei loro laboratori dove imparo moltissimo. Considera che “ingegnerizzare” un prodotto per la produzione industriale è cosa ben diversa che realizzare un’opera artigianale.

Nel laboratorio artigiano si può lavorare con materiali plasmabili come i legni, i polistiroli, le resine, i cementi liquidi e permette di farli interagire tra loro integrandoli con finiture impensabili nel mondo industriale.

In questi laboratori creo oggetti unici che diventano quindi opere d’arte mentre altri vengono prodotti in quantità commerciali.

 

Cosa suggerisci ai giovani che vogliono intraprendere attività affini alla tua?

Consiglio di riscoprire i lavori artigianali. La provincia di Vicenza pullula di artigiani che con la loro attività rappresentano il migliore “made in Italy”. Moltissimi di questi non sanno a chi lasciare la propria attività e soprattutto non hanno apprendisti ai quali trasferire la propria esperienza e conoscenza del mestiere.

Oggi il lavoro artigiano rappresenta il futuro e le associazioni di categoria agevolano questi percorsi, ma purtroppo ci sono pochi giovani disposti a fare lavori fisicamente faticosi.

Quindi dico ai più giovani di cogliere l’opportunità di lavorare al fianco di maestri artigiani, il lavoro è faticoso ma garantisce futuro e buoni guadagni.

 

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Quali sono gli aspetti che apprezzi di più di questa città?

Senza dubbio l’attività culturale che è ben articolata anche se prevale l’architettura di Andrea Palladio. Le iniziative sono molteplici e offrono al cittadino tante possibilità di intrattenimento sia culturale che di svago. Lodevoli le mostre di Goldin da un punto di vista commerciale proprio perché hanno attratto molta gente in città, anche se alcuni hanno criticato dal punto di vista culturale.

In altri paesi, non solo europei ma anche oltre oceano, queste iniziative sono meglio strutturate, ovvero si fa marketing con l’arte riuscendo a creare maggiore interesse, avvicinando anche un visitatore generalmente poco interessato all’arte e alla cultura.

Mentre in Italia l’arte viene ancora presa troppo sul serio con il risultato di non avere “appeal” sul grande pubblico. In questo senso Vicenza farà sicuramente meglio quando riuscirà a generare partnership per integrare l’arte nel tessuto delle città, al di fuori dei templi istituzionali e generare così maggior interesse nel pubblico •